KONYA

CAMERA KONYA D’INDUSTRIA

Dal Mevlana al Nasreddin Hoca i suoi bellisimi giardini di Meram, inoltre Alaaddin Collina,Konya é una citta che somiglia un miraggio al deserto Konya é  sull’intersezione del Anatolia esso é una citta’ di cultura in pieno sull tracce civilizzazioni differenti.Oggi questa citta’ si trasforma una grandissima paese Industriale.

Konya esporta le fabbriche di chiave in mano della farina. Konya si è espanso ai mercati stranieri della produzione della macchina di agricoltura in poco tempo. Se siete famosi poichè granaio del frumento ed allora dovete essere per questo motivo da frumento a farina e da farina ai biscotti, la produzione e le esportazioni avvengono nel Konya ogni funzione indirizzo per la pasta ed i biscotti della farina.

La produzione di zucchero che è stata attiva dal 1954 ha luogo sulla fase di esportazione del gusto con l'aumento nelle fabbriche di lokum Turco e di halva della caramella.

Arte del calzolaio essere vecchio handcraft Konya che ahi abitudine 700 anno fa esso essere ora tha punto expoting relativo prodotto mondo inoltre come se dimostrare il relativo successo in questo konya del settore prenda il relativo posto sulle annotazioni del Guinness con la relativa produzione del pattino più grande nel mondo tranne gli attrezzi essenziali utilizzati nella vita quotidiana e particolarmente nei prodotti importanti dei utentils della cucina quali l'anello di stantuffo e la valvola del pistone che fanno lo scheletro del motore ha preso i loro posti sui mercati mondiali come componente dell'infrastruttura industriale larga del konya accanto ai vari pacchetti e marchi non dovrebbe sorpresere di vedere un prodotto del pezzo di ricambio del Konya il vetro richiede la combinazione delle arti ed il vetro estetico inoltre è modellato in konya ed è distribuito al mondo

La macchina per l'abbattimento del primo albero Turco è prodotta in Konya in ogni reglon della unità litting idrauliche del tacchino prodotte in Konya che danno il servizio nelle circostanze pesanti sono usate

Non sta sorpresendo che konya è una delle arterie che alimentano il settore di manufacturing della mobilia. İ marchi importanti sono prodotti in konya. Presentano La convenienza e confortano per gli spazi viventi

I vestiti sono vecchi come la faccia umana .I può essere prevista che una città con un passo estremo in industralization potrebbe essere silenziosa nella sua zona. Il settore della tessile è nuovo in konya ma si sviluppa velocemente.

I vestiti sono non solo per la gente in Konya ma anche per le costruzioni che sono state ricoperte di raccordo del vinile prodotto in Konya

Oltre tutti questi fabbricazione e l'esportazione di macchinario di scopo speciale è un candidato per essere il simbolo del Konya il risultato non cambia se è lle cesoie del metallo di 10 tonnellate di peso o di piccolo dispositivo medico Konya si muove avanti sul senso di trasformarsi nel capitale industriale del Anatolia

                                                              

                                                               

LA  STORIA  DI   KONYA

Konya e' la provincia piu' estesa della Turchia ed e' situata in Anatolia centrale. L'antico nome della cita' era Iconium, che deriva da un icona. La leggenda dice che Perseo, un semidio della mitologia greca, uccide un drago che stava devastando la citta'. La gente eregge un monumento speciale al suo onore, un obelisco di pietra con un'icona di Perseo. Questo evento aveva dato alla citta' il suo nome; Iconium.

Oggi Konya si trova sull'altopiano centrale dell'Anatolia con una popolazione di oltre 2,2 milioni di abitanti. La sua area e' piu' di 38 mila chilometri quadrati cosi diventa la piu' grande provincia della Turchia in termini della superficie.

L'archeologia indica che la regione e' uno degli stabilimenti piu' antichi dell'Anatolia. I risultati degli scavi di Çatalhöyük, Karahöyük, Çukurkent e Küçükköy ci dimostrano che la regione era stata abitata fin dal periodo neolitico (Eta' di pietra) attorno al 7.000 a.C. Ci furono anche degli stabilimenti nel periodo calcolitico (Eta' del rame) e poi nell'Eta' del bronzo come gli Ittiti, Frigi, Lidi, Persiani, Romani, ed infine Bizantini. Dopo il periodo Bizantino vediamo l'arrivo dei Musulmani, prima con il califfo Muaviya, poi gli Arabi, Emevi e gli Abbasidi, e finalmente i Selgiuchidi nel 1071 e poi gli Ottomani nel 1466. Gli attacchi dei crociati da 1076 fino all fine del dodicesimo secolo non riuscirono a staccare la citta' dall'Islam, anche se Goffredo di Buglione (agosto del 1097) e Federico Barbarossa (18 maggio 1190) la occuparono per un breve tempo.

Konya fu una citta' importante per i Cristiani, qui arrivarono San Paolo e San Barnaba durante un loro viaggio in Asia Minore, dove San Paolo aveva predicato. Ma facendo arrabbiare sia gli Ebrei che i Gentili, dovevano lasciare la citta' andando verso Derbe e poi a Lystra.

Konya era il capitale dei Selgiuchidi fra 1071 e 1308. Soprattutto sotto il regno del sultano Alaaddin Keykubad nel 1220 la citta' ebbe il suo apice, anche se poi dovesse cambiare mani fra i Turchi ed i Mongoli. La provincia si trovava anche sulla via delle carovane. Sotto il regno del sultano Mehmet II la citta' divenne di nuovo una citta' importante a causa della presenza della setta dei Dervisci fondata da Mevlana nel 13o secolo. Nel periodo del sultano Solimano, la citta' era stata chiamata come la provincia di Karaman, che oggi e' un'altra provincia della Turchia moderna.

Attorno al 19o secolo Konya era in condizioni non molto buone, la citta' sembrava misera e trascurata, le attivita' commerciali erano lenti. Solo nel 20o secolo Konya si e' cominciato a svilupparsi con l'industrializzazzione e l'agricoltura. Oggi Konya e' una citta' che continua a sviluppare in Anatolia centrale.

Oggi, il mausoleo di Mevlana Rumi, il poeta mistico del sufismo ed il fondatore dei Dervisci Danzanti, attrae tanti seguaci e visitatori a Konya. Il medresse di Karatay (una vecchia scuola teologica), la moschea di Alaaddin Keykubat e la moschea di Ince Minare (minareto snello) sono altri luoghi da visitare.

 

 

Passando per Konya…

"Paolo e Barnaba entrarono ad Iconio - oggi Konya - nella sinagoga dei giudei e vi parlarono in modo tale che un gran numero di giudei e di greci divennero credenti. Ma i giudei rimasti increduli eccitarono ed inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli." (Atti, 14, 1 - 2)

Lungo il percorso ci siamo fermati al caravanserraglio di Sualtanhani risalente al XIII secolo. Queste oasi, più di cento in tutto l'altopiano anatolico, erano luoghi di ricovero per i viaggiatori delle carovane che potevano ristorarsi e passare la notte con i loro dromedari. All'interno c'è un ampio cortile con una piccola moschea al centro. Sui lati del cotile ci sono le cucine, i bagni, le camere da letto e le scuderie. Spesso la porta principale dei caravanserragli aveva delle decorazioni di pregio.

La sosta più importante di questa lunga tappa di trasferimento è stata Konya, l'antica e famosa capitale dei Selgiuchidi: per molti fedeli turchi questa città è una meta di pellegrinaggio perché in essa vi è la Turbe, cioè il mausoleo di Mevlana, che è stato il fondatore dell'ordine dei Dervisci Danzanti.

In tutta la provincia l'agricoltura è fiorente perché la zona si trova ai piedi delle montagne vulcaniche e il terreno particolarmente fertile la rende un'oasi fiorita. C'è molto verde nella città ed anche l'atrio d'ingresso del museo di Mevlana era un traboccare di aiuole curatissime di rose, rosolacci ed altri fiori estivi. Il museo comprende l'antico monastero dove abitarono Mevlana e i suoi dervisci: in realtà è una moschea dalla quale si innalza una cupola verde blu con un tetto conico

a punta. Si entra attraverso la porta d'argento e in esso si trovano i sarcofagi di fiori di Mevlana, dei suoi maestri e dei suoi alunni. Sulle tombe è posato il caratteristico copricapo dei dervisci, bianco nero a seconda del grado di formazione a cui lo stesso era arrivato. Le tombe senza cappello appartengono a donne. All'interno del museo sono conservate le reliquie di Mevlana, tra cui dei peli della sua barba in una preziosa teca dorata e dei corani altrettanto antichi e preziosi perché scritti a mano. Sui tre lati del cortile ci sono le celle dei monaci che sembrano rivivere perché riprodotti in statue a grandezza d'uomo, con i loro vestiti tradizionali, accovacciati davanti al camino o nell'atto di iniziare la loro danza, immersi nella preghiera o nella lettura. Sembra di essere al museo delle cere! E poi c'è un'interessante esposizione di tappeti, candelabri, servizi musicali e tanti copricapo di Mevlana di ogni misura.

MEVLANA CELALEDDIN  DETTO  IL  RUMI

"La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine, credette di possedere l'intera verità." (Mevlana Rumi, Sec. XVI)

Mevlana nato nel 1207 a Balkh, città persiana, ora in Afghanistan, ricevette dal padre, conosciuto col nome di Principe della saggezza perché era un rinomato accademico, un'accurata educazione compreso lo studio di scienze esoteriche. Si stabilì poi a Konya per insegnare filosofia. Nella capitale selgiuchide si sposò ed ebbe figli. L'incontro decisivo per la sua vita spirituale fu quello con Shams Tabriz, un giovane predicatore vagante che lo iniziò al sufismo. Quando Shams decise di ritornare in Persia, Mevlana lo accompagnò fino a Tabriz e strada facendo, tutto immerso nelle sue mistiche riflessioni si sentì come divorare da un fuoco interiore e cominciò a roteare su se stesso in una specie di rapimento estatico. Poiché Mevlana era anche un musicista di talento e suonava bene il violino e il ney, che è il flauto turco, cominciò a comporre delle musiche per i canti improvvisati che i dervisci intonano dopo la preghiera e la recita di dieci passi importanti del corano. Questo sta alla base della liturgia musicale mevlevi che ancor oggi viene eseguita e arricchita con ulteriori composizioni dal sufismo contemporaneo. Tra le opera più importanti di Mevlana c'è il Poema Spirituale, trattato monumentale in sei volumi che espone la dottrina mistica del sufismo inframmezzandola con aneddoti, leggende, allegorie e voli lirici di estatico rapimento. Cardine dell'insegnamento di Mevlana è l'amore tra Dio e il credente. Se non fosse per un certo panteismo di cui è impregnata la sua dottrina, le sue liriche richiamerebbero quelle di un S. Giovanni della Croce o di altri mistici cristiani. A riprova che lo spirito non ha confini e non si lascia imbrigliare dalle anguste strettoie dello spazio e del tempo, anzi in alcuni momenti della storia sembra irrompere con la forza del vento in popoli e culture tra loro lontanissimi. Come non vedere il segno dello spirito in questo amore esaltato in toni diversissimi e persino laici nel 1200. A me viene spontaneo accostarlo a S. Francesco con il suo Cantico delle Creature, ma anche a certi stornelli trovadorici della poesia colta contemporanea, e persino a Dante che nella Divina Commedia ha trasfigurato l'amore per Beatrice nell'amore universale di Dio. Mevlana ci mostra un Islam dal volto mite e dialogico e perciò egli fu amico di saggi ebrei e di monaci e vescovi bizantini. Secondo alcuni ci fu addirittura un carteggio tra lui e S. Francesco, ma forse è solo una leggenda. La danza dei dervisci rotanti ha un significato religioso: il derviscio, posizionandosi con la mano destra alzata verso il cielo nell'atto di ricevere i doni di Dio e la sinistra abbassata verso la terra nell'atto di dispensarli al popolo, vuol farsi tramite tra Dio e le creature; la sua rotazione simboleggia la rotazione dei pianeti attorno al sole. Il Sufismo è oggi disapprovato dall'Islam ufficiale perché antepone l'amore all'obbedienza.

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